TRIBUNALE LAURA GIRARDELLO:

ATTO INTEGRALE DI GIURISPRUDENZA UNIVERSALE

IL DOSSIER sul FEMMINICIDIO È DEPOSITATO

DOSSIER: PROCESSO AL FEMMINICIDIO, AL BINARISMO E AL SADISMO DI STATO DATA DI DEPOSITO: 24 Gennaio 2026 — REGISTRO: Verità Integrale

 

PREAMBOLO D'INTENTI: LA RIVOLUZIONE DELLA SOVRANITÀ

Questo dossier e l'Appello alla Biodignità non sono semplici atti di denuncia, ma la notifica di una necessaria rottura ontologica. La sentenza, per quanto severa, rappresenta solo l'esito finale di un'istruttoria che punta al cuore del sistema: la Cultura del Possesso. Scriviamo perché la società deve comprendere il motivo profondo che ci spinge oltre il tribunale, verso una nuova visione dell'esistenza.

Il nostro obiettivo è superare l'impasse di un femminismo puramente penale che, cercando rifugio in "leggi speciali" e aggravanti, finisce involontariamente per accettare il paternalismo dello Stato.

Esiste una vasta parte di donne che già riconosce questa trappola: esse sanno che chiedere protezione a chi gestisce il dominio significa, in ultima istanza, accettare la propria domesticazione. Questa coscienza critica rifiuta l'idea di essere una "categoria protetta" e rivendica una sovranità che non è una concessione della burocrazia, ma una condizione originaria dell'essere vivente.

L'approccio a-binario del Tribunale nasce da questa consapevolezza. Non ci limitiamo a difendere un genere, ma rivendichiamo la dignità di ogni esistenza oltre ogni marchio o etichetta.

Il motivo profondo di questo dossier è svelare come il sadismo istituzionale si nutra della gerarchia: finché esisterà il concetto di "proprietà" sulla carne, che sia quella di una donna o di un animale, la violenza rimarrà il linguaggio standard del sistema.

Questo appello è il ponte tra la condanna necessaria di un passato di sangue e la costruzione di un futuro dove la sovranità non sia più un privilegio da negoziare, ma la base inviolabile di ogni relazione.

 

PERCHÉ QUESTO DOSSIER È IMPORTANTE: LA NOTIFICA DELLA VERITÀ

Questo documento non è una semplice analisi tecnica, ma un atto di rottura del silenzio sistemico. Funge da sonda per estrarre la radice infetta del dominio che si nasconde sotto la superficie delle leggi.

  • Smaschera l'illusione della tutela: Dimostra che il Codice Rosso e le leggi speciali sono strumenti di gestione del danno, non scudi. Lo Stato non salva vite, cataloga fallimenti, scambiando la vendetta postuma (l'ergastolo) per protezione reale.
  • Identifica il "Virus" della Proprietà: Identifica nella Cultura del Possesso sui Viventi l'origine di ogni male. È l'unico atto che osa collegare il dominio sulla donna al dominio sull'animale: due rami dello stesso albero avvelenato.
  • Restituisce la Sovranità al Soggetto: Trasforma la donna da "oggetto di protezione" a Soggetto Sovrano, fornendo una guida per la de-domesticazione e il ritorno a un'esistenza inviolabile.

 

📢 APPELLO ALLA BIODIGNITÀ

Il Tribunale Laura Girardello, nella sua essenza a-binaria, lancia un appello che supera le barricate di genere. Spesso ci si chiede: chi deve fare il primo passo? La donna, rivendicando la propria sovranità, o l'uomo, rinunciando al proprio privilegio invisibile?

La risposta del Tribunale è: la Vita non può aspettare.

  • Alle Donne: Smettete di chiedere protezione a chi vi vuole "specie protetta". Strappate l'etichetta della minorità giuridica. La vostra sovranità non è una concessione dello Stato, ma un fatto ontologico.
  • Agli Uomini: Il vostro privilegio (simboleggiato dal capezzolo libero in spiaggia) è il seme della vostra stessa prigionia culturale. Rinunciare al dominio non è un atto di cortesia, ma di liberazione dal ruolo di carnefici.

Non sappiamo chi farà il primo passo, ma sappiamo che chi non lo fa oggi, firma il contratto di sangue di domani: il femminicidio è l'atto finale e brutale di un sistema che nega la biodignità. Essere a-binari significa vedere l'essere vivente oltre il marchio e il genere: la Biodignità è l'unica lingua che non conosce dialetti di potere.

 

LA TRAPPOLA DEL "BENALTRISMO" Quando dicono "gli animali muoiono comunque" o "ci sono problemi più gravi", usano il Benaltrismo per spostare l'attenzione dalla radice culturale al risultato (la morte).

  • L'Invisibilità del Seme: Se non vedi il legame tra l'uomo a torso nudo e l'uomo che uccide perché "lei è mia", sei cieco. La "stupidaggine" simbolica è il seme; l'omicidio è l'albero.
  • La Comodità del Privilegio: Rinunciare a un privilegio simbolico (il capezzolo) è più difficile che piangere davanti a un telegiornale. Chi nega il simbolo vuole mantenere la sua posizione di "Soggetto Superiore".
  • La Funzione dello Stato Sadico: Lo Stato è felice che ignoriate il simbolo; finché guardate solo il cadavere, lui può continuare la sua finta tutela senza affrontare la vera rivoluzione: la Biodignità Universale.

 

CAPITOLO I: L'ETIMOLOGIA COME ARMA E IL VELO DEL LINGUAGGIO

L'Omicidio è il Genere, il Femminicidio è la Specie. Tecnicamente, l'Omicidio è universale (homo, essere umano); il Femminicidio identifica il movente di potere. Tuttavia, questa specificità nasconde un atto di paternalismo giuridico:

  • Ghettoizzazione del Dolore: Creando una categoria speciale, lo Stato suggerisce che la morte di una donna abbia una gravità "diversa", sancendo implicitamente che non sia pari nel diritto universale alla vita.
  • Uso Mediatico: Il termine diventa un'etichetta statistica che svuota l'individuo della sua unicità, trasformandolo in un reperto burocratico.

 

CAPITOLO II: MOTIVAZIONI UFFICIALI VS VERITÀ DEL TRIBUNALE

Lo Stato insiste sul termine "Femminicidio" perché aumentare una pena è un'operazione a costo zero, mentre riformare l'educazione richiederebbe investimenti miliardari.

  • La Pena: Per lo Stato è deterrenza; per il Tribunale è Populismo Penale, un'illusione per nascondere l'incapacità di educare.
  • La Categoria: Ufficialmente protegge; per il Tribunale è Ghettoizzazione, che sancisce l'inferiorità ontologica della donna rispetto al "maschio neutro".
  • Il Messaggio: Ufficialmente "la vita conta"; per il Tribunale crea una Gerarchia della Vita, tradendo la Biodignità Universale.

 

CAPITOLO III: IL PARADOSSO DELLA DOMESTICAZIONE

Trattando la donna come una "specie protetta", lo Stato compie l'ultimo atto di zootecnia sociale. La donna viene equiparata a un animale domestico di pregio: protetta dal "padrone più forte" (lo Stato) per essere difesa dal "padrone violento" (l'uomo). Accettare il privilegio dell'ergastolo post-mortem significa accettare implicitamente di avere un padrone. Il sistema non vuole proteggere la donna, vuole domesticarla come proprietà statale di alto valore.

§ 3.1 Il Falso Scudo: Lettera alle Donne che temono il Vuoto.

A voi che temete che smantellare la categoria del "Femminicidio" vi lasci indifese, diciamo la verità: lo Stato vi ha venduto un placebo. Vi ha convinto che una parola sia uno scudo, mentre i numeri urlano il contrario. Nel 2025, sotto l'egida di questa "tutela", 62 esistenze sono state uccise da partner o ex partner.

Non vi stiamo togliendo una protezione; vi stiamo svelando che lo scudo è di cartone.

La "tutela speciale" non ferma la mano di chi vi considera una proprietà; serve solo a catalogare il vostro corpo una volta che è diventato un reperto.

La vera sovranità non nasce dal chiedere pene più severe a un sistema sadico, ma dal pretendere la distruzione della cultura del possesso.

Rifiutare di essere una "Specie Protetta" è il primo atto per diventare Inviolabili.

 

CAPITOLO IV: CRONOLOGIA DELL'ESPROPRIAZIONE (2013-2025)

  • 2013 (Legge 119): L'Irrevocabilità della Querela espropria la donna della sua volontà. Dicendo "non puoi più tornare indietro", lo Stato la tratta come un minore o un incapace. È il battesimo del paternalismo statale.
  • 2019 (Codice Rosso): Lo Stato accelera le scartoffie burocratiche, ma lascia intatta la cultura del possesso.
  • 2025 (Il Verdetto della Realtà): Nonostante il Codice Rosso, nel 2025 si registrano 62 vittime uccise specificamente da partner o ex partner. Su un totale di 97 vittime femminili, 85 sono maturate in contesti familiari. Questo numero, rimasto pressoché identico agli anni precedenti, è la prova che la carta non ferma il coltello: il Codice Rosso è procedurale, il Femminicidio è culturale.

 

CAPITOLO V: LA GIUSTIZIA DEI CIMITERI

La tutela si attiva solo al tempo dell'estinzione del Soggetto.

  • L'Ipocrisia del Prefisso "Femmi-": Classificare una specie come "estinta" avviene quando l'ultimo esemplare non c'è più. Il nome arriva solo sul cadavere.
  • Il Marchio del Fallimento: Lo Stato offre l'ergastolo come risarcimento simbolico per non aver saputo educare al rispetto.
  • La Donna come "Reperto": La donna diventa un oggetto giuridico solo quando smette di essere un soggetto vivente.

 

CAPITOLO VI: LE TANE DEL DELITTO D'ONORE NEL 2026

Sebbene l'Art. 587 sia morto, la "giurisprudenza del possesso" lo tiene in vita come un fantasma giuridico:

  • La "Tempesta Emotiva": Le attenuanti per "stato d'ira" o "gelosia" sono il delitto d'onore travestito da perizia. Si suggerisce che l’uomo abbia ucciso perché il suo onore di "proprietario" è stato ferito.
  • Vittimizzazione Secondaria: Chiedere in aula "com'era vestita?" o "perché non lo ha lasciato?" serve a cercare una "provocazione" che giustifichi la reazione del maschio possessore.
  • La Giustizia dei Cimiteri: Lo Stato offre l'ergastolo come risarcimento per non aver saputo scardinare l'idea che la donna sia una proprietà. La tutela si attiva solo quando il Soggetto è estinto.

 

CAPITOLO VII: ANATOMIA DEL SADISMO ISTITUZIONALE

Lo Stato trae forza e consenso dal fallimento della protezione. È un comportamento sadico perché:

  • Potere Post-Mortem: Si nutre della tragedia per alimentare il populismo penale e sventolare l'ergastolo come trofeo.
  • Gabbia della Speranza: Spinge alla denuncia e poi incastra la donna nell'irrevocabilità, togliendole la sovranità sulla propria scelta.
  • Gestione della Carne: Gestisce il massacro animale per profitto economico e quello femminile per profitto politico.

 

CAPITOLO VIII: LA SPIAGGIA COME MATRICE DEL DOMINIO E LABORATORIO DELLA GERARCHIA

  • 8.1 Il Primo Tribunale della Gerarchia Corporale La spiaggia non è un luogo di svago, ma una vera e propria liturgia pubblica del dominio. È il luogo dove la società mette in scena, in modo "naturale" e silenzioso, la gerarchia dei corpi. Qui viene impartita la lezione primaria: esiste un Corpo Sovrano (quello maschile, libero di esporsi a torso nudo) e un Corpo Subordinato (quello femminile, obbligato alla censura). Questa differenza di un solo centimetro di stoffa è il marchio del possesso: comunica che il corpo della donna è un "problema pubblico" da gestire, una proprietà da recintare o una "specie protetta" da tutelare.
  • 8.2 Il Privilegio del Capezzolo e la Produzione del Carnefice Finché questa disparità è accettata come "ovvia", il cervello umano viene addestrato a percepire la gerarchia come un dato biologico e non come un'oppressione culturale. Il bambino che vede il padre libero e la madre censurata impara, prima ancora di saper parlare, che esistono esseri di Serie A e esseri di Serie B. È qui che nasce il seme della violenza: se un corpo può essere normato e "gestito" dalla società, allora può essere posseduto dal singolo. Il privilegio del capezzolo maschile è la radice atomica del femminicidio: è l'affermazione visiva di una sovranità che non riconosce pari.
  • 8.3 Il Ponte verso il Simbiosidio e la Cultura del Dominio La spiaggia simboleggia la pretesa umana di decidere quali corpi hanno diritto alla libertà e quali no. È lo stesso meccanismo mentale che decide che un cane ha diritto al divano e un maiale al mattatoio. Se accettiamo gerarchie arbitrarie basate sulla visibilità di un centimetro di pelle, accettiamo la base logica per ogni discriminazione. La disparità simbolica in spiaggia è il terreno fertile per il Simbiosidio: chi si sente autorizzato a "coprire" o "scoprire" l'Altro in base al genere, si sentirà autorizzato a "usare" l'Altro in base alla specie.
  • 8.4 Perché lo Stato ha Paura della Parità Simbolica? Lo Stato preferisce concedere l'ergastolo post-mortem piuttosto che imporre il costume uguale in spiaggia. L'ergastolo conferma la Gerarchia (lo Stato come Padrone Buono che punisce il Padrone Cattivo), mentre la parità simbolica la distruggerebbe alla radice. Se l'uomo rinunciasse al suo privilegio di nudità per solidarietà ontologica, crollerebbe l'intera struttura del potere patriarcale e antropocentrico che tiene in piedi il sistema di dominio.

 

🏛️ IL MONITO FINALE: ROADMAP50

Consapevoli che la cultura del possesso è un cancro terminale, il Tribunale dichiara che l'estinzione della violenza non avverrà per decreto domani mattina. Finché la struttura sociale resterà ancorata al binarismo e alla gerarchia, ogni essere fragile rimarrà "carne da macello":

  • Dal Neonato espropriato di futuro.

  • All'Anziano abbandonato nel sadismo burocratico delle strutture.

  • Alla Donna recintata in una "falsa tutela".

§ ROADMAP50: L'Universalità del Sacrificabile

Il monito del Tribunale si estende a ogni forma di vita che il binarismo gerarchico declassa a "oggetto di gestione". La violenza che nel 2025 ha fermato il cuore di 62 donne uccise da partner o ex partner nasce dalla stessa radice che rende "sacrificabile" la dignità del neonato o l'assistenza all'anziano.

Non sono drammi separati: sono i frutti dello stesso albero che nutre il mattatoio. Finché lo Stato insegna che la vita è una proprietà da regolamentare, nessuno sarà mai davvero al sicuro.

 

ATTI CHIUSI E DEPOSITATI. LA VERITÀ NON È UN'OPZIONE, È UN DOVERE.

Sottoscritto dal Tribunale Laura Girardello - Simbioscienza 2026